Batman: Three Jokers — la saga in cui il Cavaliere Oscuro scopre di affrontare tre Joker
La risposta in breve
Firmata da Geoff Johns e Jason Fabok, la miniserie esce nel 2020 sotto l'etichetta per adulti DC Black Label. Prolunga l'arco Darkseid War, verso il 2016, dove il trono cosmico di Metron lascia cadere una rivelazione rimasta sospesa per anni. La sua vera ambizione è esplicativa: capire perché il clown sembri irriconoscibile da un racconto all'altro, killer glaciale qui, pagliaccio grottesco là, teorico del caos altrove.
Esiste un istante, in Justice League, in cui Batman si siede sulla Mobius Chair, il trono dell'informazione assoluta di Metron, e pone l'unica domanda che rumina da decenni: qual è il vero nome del Joker? La poltrona, che dovrebbe sapere tutto, gli risponde qualcosa di inconcepibile. Non c'è una risposta. Ce ne sono tre. Il Joker non è un uomo: sono tre uomini. Da questa frase glaciale è nata una delle saghe più discusse dell'universo DC moderno, Batman: Three Jokers, pubblicata nel 2020 sotto l'etichetta per adulti DC Black Label. Tre numeri, tre clown, e una domanda che Bruce Wayne temeva più della risposta stessa.
Questo articolo si immerge nella genesi, nella struttura e nella carica emotiva di questa miniserie firmata Geoff Johns e Jason Fabok. Là dove The Killing Joke aveva posto la tesi del « giorno storto » e dove Death of the Family aveva fatto del clown un amante ossessivo del Cavaliere Oscuro, Three Jokers tenta una cosa ancora più vertiginosa: spiegare perché il Joker sembri essere un uomo diverso in ogni storia. Un killer freddo qui, un pagliaccio grottesco là, un filosofo del caos altrove.
🃏 La domanda che ossessionava la Mobius Chair
Per capire Three Jokers, bisogna risalire all'arco « Darkseid War » della Justice League, attorno al 2016. Batman, temporaneamente onnisciente grazie al trono cosmico di Metron, mormora la sua domanda proibita. La rivelazione — « ce ne sono tre » — resta allora sospesa per anni, come una bomba a orologeria narrativa che i lettori si passavano di forum in forum. Geoff Johns, l'architetto di quella scena, si era ripromesso di tornarci. Ha dovuto aspettare il lancio di DC Black Label, la collana editoriale dedicata ai racconti adulti e fuori dalla continuity stretta, per disporre del terreno di gioco adeguato.
Questa deviazione editoriale non è un dettaglio. Portando la storia fuori dal canone principale, DC offriva a Johns la libertà di manipolare personaggi sacri — Barbara Gordon, Jason Todd, il Joker stesso — senza vincolare il futuro delle serie mensili. È la stessa logica di « sabbiera premium » che aveva permesso a opere come Batman: White Knight di invertire i ruoli dell'eroe e del cattivo. Per collocare questa libertà creativa nella lunga tradizione dei racconti alternativi di Gotham City, la nostra guida completa ai personaggi dell'universo Batman mostra quanto il Joker sfugga, più di ogni altro, a una biografia fissa.
La questione del nome reale non è nuova. Fin dalla sua prima apparizione in Batman #1 nella primavera del 1940, il clown non ha mai avuto un'identità civile stabile. Alan Moore, in The Killing Joke, aveva riassunto questa instabilità con una battuta diventata di culto: « Se devo avere un passato, preferisco che sia a scelta multipla. » Three Jokers prende quella frase alla lettera e la trasforma in intrigo poliziesco.
🦇 Geoff Johns e Jason Fabok: una saga pensata come un thriller
Geoff Johns non è uno sceneggiatore anonimo. Architetto della rinascita di Green Lantern, di Flashpoint e di Doomsday Clock, conosce la meccanica emotiva delle icone DC meglio di chiunque altro. Per Three Jokers si associa a Jason Fabok, un disegnatore il cui tratto chirurgico, quasi fotografico, dà a ogni tavola la densità di una scena del crimine. Il contrasto è impressionante: la smisuratezza del concetto — tre Jokers — è resa da un realismo visivo glaciale, lontanissimo dall'espressionismo barocco di The Black Mirror o dall'onirismo di Arkham.
Fabok lavora i volti come maschere. Ciascuno dei tre Jokers possiede una gestualità, una dentatura, un modo di ridere che lo distingue. Il lettore impara a riconoscerli non da un distintivo, ma da una presenza. È un tour de force di messa in scena, paragonabile al modo in cui The Long Halloween individualizzava la sua galleria di sospettati. La saga si legge del resto come un noir: una serie di omicidi, un modus operandi firmato Joker, e un investigatore — Batman — messo di fronte all'idea insopportabile che il nemico che credeva unico si sia sdoppiato, poi triplicato, sotto il suo naso.
Questo approccio « indagine » radica Three Jokers in una filiazione precisa: quella dei grandi racconti deduttivi di Gotham City. Si pensa evidentemente a Batman: Year One per il realismo urbano, o a Batman: Hush per il gioco delle false piste. I lettori che vogliono ricollocare l'opera nella cronologia editoriale troveranno riferimenti utili nel nostro ordine cronologico ideale per scoprire l'universo DC, così come nella nostra selezione dei comics Batman imprescindibili.
🎭 Il Criminale, il Clown, il Comico: tre maschere per una stessa risata
Il cuore della saga è la sua tipologia. Johns non si limita ad allineare tre cloni intercambiabili: propone tre archetipi del Joker, ciascuno corrispondente a una grande epoca del personaggio. Il primo, soprannominato il Criminale, rimanda al gangster freddo e metodico delle origini, quello di Batman #1 e della famosa origine del Red Hood che cade nella vasca d'acido. Il secondo, il Clown, incarna il burlone assassino degli anni 1970-1980, la versione che ha mutilato Barbara Gordon in The Killing Joke. Il terzo, il Comico, corrisponde al filosofo nichilista moderno, l'ossessionato da Batman plasmato da Death of the Family ed Endgame.
Questa suddivisione è brillante perché trasforma un'incoerenza apparente in chiave di lettura. Da ottant'anni il Joker oscilla tra il comico puro e l'orrore assoluto, tra il rapinatore in completo viola e il terrorista metafisico. Là dove la nostra grande storia del Joker ripercorre queste mutazioni come un'evoluzione, Three Jokers propone l'ipotesi inversa: e se questi volti contraddittori fossero sempre stati tre uomini distinti, che si davano il cambio per alimentare la leggenda di uno solo? Il concetto dialoga direttamente con la tesi del caos che dispiega la nostra guida completa ai nemici di Batman, dove il Joker occupa un posto a parte, quello di una forza che rifiuta ogni definizione stabile.
I tre clown non convivono in pace. Hanno un piano comune, ma ciascuno persegue una vendetta intima, e la tensione tra loro diventa uno dei motori drammatici più sorprendenti del racconto. Assistere a un Joker che manipola un altro Joker, a un clown che disprezza il proprio riflesso, produce un disagio che poche storie hanno osato esplorare. È questa dimensione psicologica ad avvicinare la saga alle grandi immersioni mentali come Arkham Asylum.
FACCIA A FACCIA
Action Figure Batman VS Joker — Duello Leggendario
Lo scontro centrale di Three Jokers catturato in una sola scena: il Cavaliere Oscuro di fronte alla sua risata eterna. Un pezzo da vetrina per prolungare la saga sulla tua mensola e ricordare, ogni giorno, che Gotham City è appesa a un filo.
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Scopri →⚔️ Tre vittime, tre cicatrici: Batman, Batgirl e Red Hood
Se Three Jokers colpisce così forte, è perché Johns non costruisce soltanto un mistero sui carnefici, ma un dramma sulle loro vittime. La saga riunisce i tre personaggi che il Joker ha segnato più in profondità: Bruce Wayne stesso, Barbara Gordon — diventata Batgirl dopo essere sopravvissuta al proiettile di The Killing Joke — e Jason Todd, il Robin picchiato a morte con un piede di porco prima di rinascere come Red Hood in Under the Red Hood.
Ciascuno porta una ferita diversa. Batman ha fatto dell'autocontrollo una religione, rifiutando la vendetta in nome di un codice inflessibile. Barbara ha ricostruito la propria identità e la propria rabbia, oscillando tra il perdono e il furore. Jason, invece, non crede più alla linea rossa di Bruce: vuole uccidere, l'ha già fatto, e la sua presenza costringe il trio ad affrontare la domanda centrale dell'universo del Cavaliere Oscuro — che cosa diventa un giustiziere quando il dolore si fa personale? Questo triangolo emotivo attinge alla storia complessa degli eredi di Bruce, che il nostro articolo su Nightwing, Red Hood e Robin descrive in dettaglio, così come la nostra panoramica su tutti i Robin dell'universo Batman.
La relazione nascente tra Barbara e Jason, tratteggiata con una tenerezza inattesa, è uno dei punti più commentati della saga. Umanizza due personaggi che il Joker ha definito attraverso il loro trauma, e ricorda che la Batfamily non è un esercito di soldati, ma una famiglia di sopravvissuti. Chi desidera ricollocare Barbara nella vasta rete delle alleate di Gotham City apprezzerà anche il nostro ritratto di Harley Quinn, un'altra donna la cui esistenza è stata ridefinita dal clown.
🌃 Il vero nome del Joker e la scelta di Bruce Wayne
Il finale di Three Jokers è al tempo stesso il suo momento più intimo e più divisivo. Senza svelare tutto, diciamo che Batman finisce per ottenere ciò che cercava fin dalla Mobius Chair: una risposta. Il vero nome, la vera storia, la vita civile nascosta dietro il trucco. Ed è lì che Johns piazza il suo colpo di genio emotivo: Bruce, avendo finalmente la verità tra le mani, decide di non guardarla. Sceglie l'ignoranza, non per debolezza, ma perché conoscere l'uomo dietro la maschera equivarrebbe ad ammettere che un essere umano ordinario ha generato tanta sofferenza — e questo il mito del Cavaliere Oscuro non può sopportarlo.
Questo finale risuona con la tesi centrale del nostro dossier su Bruce Wayne: Batman ha bisogno che il Joker resti un'astrazione, una forza senza volto, pena il vacillare dell'intero suo sistema morale. Il clown lo capisce del resto perfettamente, lui che ha passato la carriera a voler dimostrare che basta un solo giorno storto per spezzare chiunque. Rifiutando di nominare il suo nemico, Bruce rifiuta anche di dargli ragione. Questa lettura psicologica prolunga quella dispiegata da Batman R.I.P., dove la mente dell'eroe era presa direttamente di mira.
Il dibattito sulla canonicità, invece, non è mai stato risolto. Pubblicata sotto Black Label, la saga occupa uno statuto ambiguo: troppo importante per essere ignorata, troppo radicale per essere pienamente integrata nella continuity principale. Come Last Knight on Earth o i grandi Elseworlds, Three Jokers vive in questo fertile territorio intermedio dove il mito si reinventa senza contraddirsi. È anche ciò che spiega la ricchezza delle action figure e degli oggetti da collezione che ha ispirato, che ritroviamo dettagliati nella nostra guida definitiva alle action figure del Joker.
📖 Dove collocare Three Jokers nel tuo percorso di lettura
Buona notizia per i nuovi arrivati: Three Jokers si legge quasi come un'opera autonoma. Non serve aver divorato ottant'anni di continuity per coglierne la carica. Due letture preliminari bastano a moltiplicare l'impatto emotivo: The Killing Joke, per capire il dramma di Barbara Gordon, e Under the Red Hood, per afferrare la rabbia di Jason Todd. Con queste due chiavi in tasca, la saga diventa un punto d'arrivo più che un punto di partenza.
Per i lettori che vogliono costruire un vero percorso attorno al clown, si può tracciare una traiettoria coerente: cominciare dalla nostra storia completa del Joker, proseguire con Death of the Family e poi Endgame, e coronare il tutto con Three Jokers. Questo cammino rivela una progressione affascinante: da rapinatore in completo viola a entità quasi mitologica, il clown non ha mai smesso di crescere fino a diventare plurale. I curiosi di storia editoriale completeranno con la storia della creazione della DC Comics, base di tutto questo edificio.
La saga entra anche in risonanza con altri ritratti di cattivi che hanno spezzato Batman, come Knightfall o il ritorno del caos in The War of Jokes and Riddles. Ognuno di questi racconti esplora una sfaccettatura della domanda che Three Jokers spinge al parossismo: fino a dove può arrivare il Cavaliere Oscuro senza spezzarsi?
🃏 Perché Three Jokers risuona ancora oggi
Non tutte le saghe del Joker si equivalgono. Alcune scelgono l'orrore puro, altre la commedia nera. Three Jokers fa una scommessa più rara: quella dell'introspezione. Moltiplicando il clown per tre, Johns e Fabok non cercano soltanto di creare un evento spettacolare; interrogano il nostro bisogno di dare un volto unico al male. Il Joker funziona perché è inafferrabile, e la saga trasforma questa inafferrabilità in soggetto centrale invece che in semplice caratteristica.
Ecco perché l'opera ha immediatamente raggiunto il pantheon delle grandi storie del personaggio, accanto a Batman Who Laughs e ai racconti che hanno ridefinito l'antagonista per una nuova generazione. Ricorda anche, più in generale, perché Batman resta il supereroe più ricco della DC: perché il suo più grande nemico non è una potenza cosmica, ma uno specchio umano, distorto e multiplo, che gli rimanda senza sosta la fragilità della propria missione.
Per gli appassionati che vogliono far vivere questo universo oltre la lettura, il negozio è pieno di pezzi all'altezza del mito: dalla collezione di action figure del Joker ai costumi del Joker per incarnare il clown, senza dimenticare le action figure di Batman, i poster di Batman e le action figure di Harley Quinn. La nostra guida definitiva al merchandising di Batman aiuta a comporre una collezione coerente, mentre gli amanti del cosplay troveranno tutto nella nostra guida al costume del Joker e nel nostro articolo sul duo Joker e Harley Quinn nel cosplay.
Tre Jokers, una sola certezza: a Gotham City la risata non muore mai davvero. Si reinventa, si sdoppia, si moltiplica. E finché Batman rifiuterà di guardare dietro il trucco, il clown conserverà la sua arma più grande — il mistero. È questo mistero, più di qualsiasi esplosione, a fare di Three Jokers una lettura indispensabile per chiunque voglia davvero capire il nemico definitivo del Cavaliere Oscuro. Per andare oltre, immergiti in Dark Victory o esplora il volto criminale di Gotham City con Suicide Squad.