Batman: Last Knight on Earth — la saga finale di Snyder e Capullo in cui il Cavaliere Oscuro affronta un mondo senza supereroi
La risposta in breve
Il duo che aveva ridefinito il personaggio all'epoca dei New 52 gli regala un'uscita di scena deliberatamente irreversibile. Là dove Frank Miller immaginava un veterano di ritorno da un lunghissimo esilio, il meccanismo si ribalta: l'eroe non riappare, scopre invece, smarrito, che il pianeta ha proseguito la sua strada senza di lui e che non avrebbe mai dovuto cedere il proprio posto. Restano solo macerie, qualche tomba e un unico interlocutore, il peggiore di tutti.
Esistono fumetti di Batman che si leggono per emozionarsi, altri che si leggono per capire, e poi ci sono quelli che si leggono per dire addio. Batman: Last Knight on Earth, pubblicato da Scott Snyder e Greg Capullo tra il 2019 e il 2020 sotto l'etichetta Black Label di DC, appartiene a questa terza categoria. È la storia di un Bruce Wayne che si risveglia in un manicomio di Arkham svuotato dei suoi guardiani, in una Gotham silenziosa, in un'America post-apocalittica dove la Justice League è morta, dove Lex Luthor ha trionfato e dove la testa del Joker sopravvive dentro un barattolo di vetro per sghignazzare un'ultima volta nelle orecchie del Cavaliere Oscuro. Tre numeri, un Elseworlds in forma di testamento e la conclusione più radicale mai scritta per il personaggio dai due autori che lo avevano già ridefinito nella run principale dei New 52.

Là dove The Dark Knight Returns di Frank Miller immaginava un Bruce anziano che tornava da un lungo esilio per rivestire il costume in una Gotham incancrenita, Last Knight on Earth propone uno scenario ancora più agghiacciante. Bruce non torna: scopre che non avrebbe mai dovuto andarsene. Il mondo è andato avanti senza di lui, e quel che ne resta si riassume in qualche macerie, qualche tomba e un solo interlocutore — il peggiore di tutti. Questo articolo seziona la saga punto per punto: la sua genesi, i suoi temi, i suoi cameo segreti, l'identità di Omega e ciò che quest'opera dice del personaggio di Batman in quanto mito destinato a sopravvivere a tutte le sue possibili conclusioni.
🦇 Quando Bruce Wayne si risveglia in un mondo che non lo riconosce
Il primo numero di Last Knight on Earth si apre su una scena volutamente banale: Bruce Wayne cena con Alfred alla Villa Wayne, in un'atmosfera di apparente normalità. Il telefono squilla, Alfred gli annuncia che un bambino è appena stato ritrovato in Crime Alley, il vicolo in cui i suoi genitori sono stati assassinati. Bruce indossa il mantello, sale sulla Batmobile, si lancia nella notte — e si risveglia di colpo, legato, in una cella di Arkham.
La rottura narrativa è brutale, ma è anche meta: Snyder usa il manicomio come uno specchio teso al lettore. Quanti fumetti di Batman si sono chiesti se Bruce Wayne non fosse, in fondo, un paziente tra gli altri, un uomo talmente traumatizzato dalla morte dei genitori da aver inventato il mantello, il bat-segnale, il Joker, la Batmobile e la Justice League come altrettanti meccanismi mentali? Last Knight on Earth gioca con questa idea per qualche pagina, poi la fa a pezzi. Bruce evade, e ciò che scopre fuori è mille volte peggio dello scenario peggiore: non era un delirio, era un'amnesia. Il mondo è davvero crollato. E la Batcaverna stessa non è più che un santuario vuoto, coperto di polvere, i cui schermi trasmettono in loop le ultime registrazioni di un Bruce Wayne che non esiste più.
La forza del dispositivo sta nel fatto che Snyder non srotola una spiegazione didascalica. Lascia che sia Bruce — e con lui il lettore — a rimettere insieme i pezzi. Un affresco cancellato nella caverna, un computer che non risponde più, un Alfred la cui presenza sarà presto rimessa in discussione nel modo più tragico possibile. Questa prima trentina di pagine installa l'angoscia come nessun altro fumetto recente di Batman era riuscito a fare, e prepara la scena di un racconto che non ha alcuna intenzione di rassicurare il suo lettore.
🔮 Snyder e Capullo, la squadra che ha ridefinito Batman nel XXI secolo
Per comprendere la portata di Last Knight on Earth, bisogna ricordare che cosa rappresentano Scott Snyder e Greg Capullo nella traiettoria moderna del personaggio. A partire dal 2011, nell'ambito del reboot New 52 di DC Comics, il duo prende in mano la serie principale Batman e firma una successione di archi narrativi destinati a segnare durevolmente il mito. The Court of Owls reinventa la sociologia sotterranea di Gotham inscrivendovi una società segreta millenaria che controlla la città fin dalle sue fondamenta. Death of the Family riporta il Joker in un registro di orrore viscerale in cui si taglia via il proprio volto per indossarlo come una maschera. Zero Year propone una nuova origin story per Bruce Wayne, in concorrenza diretta con Year One di Miller. Endgame immagina un Joker quasi immortale. Il tutto culmina con Superheavy, dove Bruce perde la memoria mentre Jim Gordon indossa temporaneamente un'armatura Bat-mech.
Ciò che caratterizza la loro run è la volontà costante di spingere il mito fino ai suoi limiti pur rispettandone i fondamenti. Snyder scrive un Bruce Wayne che non bara mai con il proprio trauma originario, ma che ne fa un motore di invenzione narrativa permanente. Capullo, dal canto suo, disegna vignette in cui ogni movimento di mantello pesa una tonnellata, in cui ogni Bat-mobile sembra un veicolo da guerra medievale, in cui il minimo sguardo del Batman Who Laughs — altra creazione maggiore del duo — fa precipitare la tavola nell'incubo. Sono queste due firme che ritroviamo, esasperate, in Last Knight on Earth. Il racconto non è soltanto un Elseworlds: è l'epilogo spirituale di un decennio di lavoro comune, e l'opera funziona come una conversazione tra gli autori e il loro stesso catalogo.
Per il lettore che scopre l'universo, può essere utile rimettere il tutto in prospettiva con l'insieme del corpus dei fumetti di Batman imprescindibili, oppure consultare l'ordine cronologico ideale per scoprire l'universo DC Comics. Last Knight on Earth non è un punto d'ingresso — è un punto di fuga, e assume tutta la sua ampiezza quando si conoscono già i confini del cammino percorso da Snyder, Capullo e dal loro Bruce Wayne.
⚰️ Una Terra devastata da Lex Luthor: la fine annunciata dei supereroi
Il secondo numero della miniserie allarga il campo. Bruce, ormai consapevole di essere invecchiato di diversi decenni durante il suo sonno forzato, attraversa un'America irriconoscibile. Le città sono abbandonate. La natura si è ripresa autostrade e centri commerciali. E al cuore di questo mondo apocalittico regna un uomo che i lettori conoscono bene: Lex Luthor.
In Last Knight on Earth, Snyder propone una spiegazione radicale della fine del mondo supereroistico. Lex non ha fatto esplodere il pianeta, non ha scatenato Doomsday, non ha nemmeno corrotto Superman. Ha semplicemente vinto il dibattito. Ha dimostrato, con i numeri, con la retorica, con la stanchezza popolare, che i supereroi erano una menzogna confortevole, e che l'unico modo per l'umanità di salvarsi da sé stessa era uccidere i propri miti. La Justice League si è sciolta. I costumati sono stati cacciati, braccati, uccisi. E Bruce Wayne, che dormiva, non ha visto arrivare nulla.
Questa idea — l'idea che la fine dei supereroi non sia una battaglia, ma un'argomentazione — è una delle più potenti del fumetto. Iscrive Last Knight on Earth in una linea di opere adulte che si interrogano sulla pertinenza morale del giustiziere in calzamaglia. Viene in mente Watchmen, ovviamente, ma anche Kingdom Come di Mark Waid e Alex Ross, o certi archi di Batman Beyond che mettono in discussione il passaggio di testimone. Nella versione Snyder-Capullo non c'è alcuna trasmissione: c'è solo un ultimo cavaliere che cammina verso il proprio crepuscolo.
Il parallelo con Batman Beyond è d'altronde affascinante. Là dove Terry McGinnis incarna la speranza di un seguito, il Bruce Wayne di Last Knight on Earth incarna il rifiuto di ogni seguito. È solo. Definitivamente. Ed è la sua solitudine a far scivolare la lettura verso qualcosa di quasi religioso: il cavaliere senza erede, il santo senza discepolo, il profeta senza popolo. Su questo punto, il fumetto dialoga anche a distanza con Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno di Christopher Nolan, dove Bruce riusciva, in extremis, a passare il testimone a John Blake. Qui non c'è nessuno a cui passarlo.
🃏 La testa del Joker in un barattolo: il compagno di viaggio più disturbante dei fumetti
Se Last Knight on Earth avesse un solo argomento di vendita, sarebbe questo: Bruce attraversa quest'America post-apocalittica con la testa del Joker in una sacca, mantenuta viva dentro un barattolo ermetico grazie a una tecnologia sperimentale nata dalla fortuna di Bruce Wayne e a un ultimo residuo della scienza Wayne Enterprises. Il Joker, sghignazzante, sarcastico, manipolatore, gli serve al tempo stesso da guida, da schernitore e da specchio nero.
L'immagine è volutamente grottesca, quasi insostenibile, ed è precisamente questo a darle forza. Snyder riprende qui un'idea con cui Tim Burton aveva flirtato nel 1989, che Christopher Nolan aveva sublimato con Heath Ledger ne Il Cavaliere Oscuro, e che tutta la mitologia di Batman rimastica da decenni: Batman e il Joker non possono esistere l'uno senza l'altro. Sono le due facce rovesciate di uno stesso trauma. Quando il Joker muore — e muore davvero, in Last Knight on Earth, poco prima che la sua testa venga prelevata — Bruce diventa un uomo senza contraddittorio, che è, per un eroe, la peggiore condanna immaginabile.
La dinamica tra i due personaggi è una delle vette del fumetto. Capullo disegna il barattolo con una precisione inquietante, fa scattare la luce sui denti del Joker in ogni vignetta e lo utilizza come elemento grafico ricorrente che struttura le pagine. Il Joker prende in giro Bruce, gli ricorda che sarebbe dovuto essere lì per impedire la fine del mondo, gli propone piani, gli mente, gli dice la verità, gli canta canzoni. È un compagno di viaggio impossibile, eppure Bruce non riesce a separarsene. Ha bisogno di quella voce beffarda per non sprofondare nel silenzio definitivo di un mondo che non riconosce più.
Per il lettore che vuole approfondire questa ossessione per il Joker nell'opera di Snyder e Capullo, il passo logico successivo è tornare sull'evoluzione del trucco del Joker attraverso le versioni cinematografiche, sul cosplay del Joker, o immergersi nella guida definitiva alle action figure del Joker da collezione. Ogni versione del personaggio illumina un po' di più la versione radicale e disincarnata proposta da Last Knight on Earth.
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Scopri →🏛️ La Villa Wayne in rovina: che cosa diventa la casa di Bruce
Uno dei passaggi più commoventi di Last Knight on Earth arriva a metà del secondo numero, quando Bruce, accompagnato dalla sua testa di Joker, torna a Gotham e scopre che cosa resta della Villa Wayne. La casa è in parte crollata, lo scalone si è sfondato, la sala da pranzo dove sua madre gli faceva ripassare le lezioni è diventata un nido di piante rampicanti. Capullo si prende il tempo di posare queste tavole in silenzio, senza dialoghi, per lasciare che il lettore senta il peso della perdita.
La Villa Wayne non è uno scenario tra gli altri nella mitologia di Batman: è il luogo fondativo del personaggio. È lì che Bruce ha passato l'infanzia prima dell'omicidio dei genitori, è lì che si è ritirato per pianificare la sua vendetta, è lì che nasconde la Batcaverna nel sottosuolo. Vedere questa villa ridotta a rudere significa vedere sgretolarsi il fondamento stesso del Cavaliere Oscuro. Snyder ne ricava un momento di meditazione raro nel fumetto mainstream contemporaneo, un momento in cui Bruce non combatte più, non pianifica più, ma guarda semplicemente ciò che è scomparso.
Questa sequenza dialoga con altre riflessioni sui luoghi fondativi della mitologia di Batman, come l'orfanotrofio Wayne, altra istituzione intimamente legata alla famiglia Wayne e alla memoria di Thomas e Martha. Richiama anche i luoghi segreti di Gotham che Snyder aveva cartografato nel suo arco Court of Owls, e che restano qui sullo sfondo, come una Gotham fantasma che infesta le pagine.
⚔️ Omega, l'antagonista post-apocalittico al cuore del mistero
Il grande cattivo di Last Knight on Earth si chiama Omega. Senza svelare l'intero colpo di scena finale — che merita di essere scoperto leggendo il fumetto — diciamo semplicemente che Omega è un essere titanico, con l'elmo, che regna su ciò che resta del mondo e che dispone di un esercito pronto a eliminare l'ultimo simbolo di speranza rimasto in vita. Bruce parte per raggiungerlo, attraversa le rovine di Metropolis, incrocia frammenti della Justice League caduta, e finisce per capire che la vera identità di Omega è legata alla sua stessa storia in un modo devastante.
Snyder costruisce questo mistero con la pazienza di un orologiaio. Ogni indizio è posato senza insistere, ogni dettaglio visivo è lasciato allo sguardo del lettore. Capullo, dal canto suo, disegna un Omega che ricorda visivamente alcuni dei più grandi antagonisti DC, senza mai esserne un copia-incolla. L'elmo evoca vagamente Darkseid, la silhouette rimanda a certe incarnazioni futuristiche dello stesso Batman, e la postura impone la minaccia di una divinità caduta. L'effetto è sbalorditivo: si percepisce che Omega non è un supercriminale in senso classico, ma una forza strutturale, un punto finale assunto fino in fondo.
La rivelazione conclusiva, senza spoilerarla qui, è una delle più discusse della storia recente del personaggio. Ha diviso i lettori: alcuni la giudicano crudele, altri vi leggono la conclusione logica di tutto ciò che Snyder e Capullo avevano costruito. Conferma in ogni caso che Last Knight on Earth non è un fumetto confortevole. È un fumetto che si assume il rischio di mettere Batman di fronte alla peggiore versione possibile di sé stesso, con una logica che ricorda, su più livelli, il lavoro di Batman: Prey sulla psiche del personaggio, o l'oscurità di The Black Mirror.
🎭 I cameo segreti: Wonder Woman, Diana e la tomba degli eroi
Una delle grandi gioie di Last Knight on Earth, per il lettore che conosce l'universo DC, sta nella galleria di cameo disseminati lungo i tre numeri. Si incrocia Wonder Woman, in una messa in scena che funziona come un addio silenzioso. Si intravede Superman, si indovina Aquaman, si scorgono i resti di una battaglia finale di cui il racconto offre soltanto frammenti. Snyder non fa fan service: elabora un lutto.
Ogni apparizione di un membro della Justice League è l'occasione per una messa in scena che sottolinea la perdita, mai per celebrare la nostalgia. È in questo che il fumetto si distingue da molte opere "post-apocalittiche DC" più classiche, che si limitano ad allineare figure note in pose eroiche. Qui ogni eroe morto è un'assenza percepita, ed è questo a dare a Last Knight on Earth il suo peso emotivo. La tomba della Justice League non è un museo: è una scena del crimine su scala di specie.
Per cogliere la profondità di questi cameo, può essere utile rileggere la storia della nascita dei DC Comics, che illumina la lunga traiettoria di ciascuno di questi personaggi, oppure immergersi nell'iconografia delle maschere che struttura visivamente la loro identità. Ogni dettaglio conta, perché Snyder scrive sapendo che il suo lettore saprà contare.
📖 Perché Last Knight on Earth va oltre il perimetro dell'Elseworlds
L'etichetta Elseworlds, in casa DC, designa tradizionalmente racconti collocati fuori dalla continuity ufficiale, dove gli autori sono liberi di riscrivere il mito senza rispettarne i vincoli abituali. Batman: Last Knight on Earth si iscrive nominalmente in questa tradizione, all'interno dell'etichetta Black Label di DC che ospita le opere adulte più libere. Ma l'opera supera rapidamente questo perimetro.
Ciò che colpisce alla lettura è il modo in cui Snyder tratta il suo racconto come un canone spirituale. Non scrive un "e se" divertente alla maniera di Gotham by Gaslight. Scrive il racconto che ogni lettore di Batman, in fondo, ha già intravisto. Il racconto in cui Bruce, un giorno, si sveglia troppo vecchio. Il racconto in cui il mondo ha finito per vincere. Il racconto in cui non c'è più Robin, non c'è più Alfred, non c'è più Damian Wayne, non c'è più Tim Drake, non c'è più Jean-Paul Valley, non c'è più Bane a spezzargli le ossa, perché non c'è più nessuno. Ed è in questa assenza radicale che Bruce deve decidere, un'ultima volta, che cosa significhi essere Batman.
L'idea è per questo vicina, nel gesto, al racconto No Man's Land, dove Gotham veniva abbandonata dal resto del mondo e lasciata a sé stessa. Ma là dove No Man's Land immaginava una Gotham in cui la comunità poteva ancora ricostruirsi, Last Knight on Earth immagina un mondo in cui la ricostruzione non è più all'ordine del giorno. Resta soltanto la domanda: che cos'è un eroe, quando il mondo ha definitivamente perso la fede in lui? Snyder non propone una risposta confortevole. Propone un ultimo gesto.
🌃 L'eredità: che cosa dice Last Knight on Earth sul futuro di Batman
Dalla sua uscita, Last Knight on Earth è diventato un riferimento per chiunque cerchi di capire dove può ancora andare la mitologia di Batman. Il fumetto ha contribuito a installare stabilmente Greg Capullo nel pantheon dei disegnatori maggiori del personaggio, accanto a figure storiche come Neal Adams, Marshall Rogers, Jim Aparo o, più di recente, gli stili visivi a confronto dei diversi Batman al cinema. Ha anche confermato che Scott Snyder, dopo la sua run principale, sapeva trovare una voce ancora più libera nei racconti fuori continuity.
Sul piano tematico, l'opera ha aperto la strada a tutta una serie di racconti di Batman che accettano la finitezza del personaggio. La domanda "che cosa succede quando Bruce Wayne invecchia, quando non c'è più nessuno a riprendere il costume, quando il mondo stesso rifiuta l'idea di un eroe in costume?" è ormai una domanda canonica, e ogni grande squadra creativa che prende in mano Batman oggi deve, in un modo o nell'altro, posizionarsi rispetto ad essa. È probabilmente la più grande eredità del fumetto: aver installato durevolmente il motivo dell'"ultimo cavaliere" nel repertorio narrativo moderno del personaggio.
Si può prolungare la riflessione soffermandosi su opere adiacenti, come la rilettura de Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan, che pone la questione del limite morale dell'eroe, oppure su Batman: The Animated Series, che aveva inventato la propria versione di un Bruce che invecchia nel leggendario episodio Mean Seasons. Il motivo circola, si sposta, si reinventa — ma è Last Knight on Earth ad averne fissato la versione definitiva per l'attuale generazione di lettori di fumetti.
🎨 Come Capullo ha disegnato il crepuscolo
Una parola sul lavoro visivo di Greg Capullo in questa miniserie, perché merita un approfondimento a parte. Nella run principale Snyder-Capullo, il disegnatore aveva già imposto una firma riconoscibile tra mille: silhouette massicce, mantelli che cadono come drappeggi di cattedrale, sguardi sempre sottolineati da un'intensità quasi animale. In Last Knight on Earth, Capullo spinge ancora il suo stile verso una forma di espressionismo trattenuto.
I paesaggi post-apocalittici che disegna — Gotham in rovina, le autostrade divorate dalla vegetazione, la tomba della Justice League — sono resi con una precisione documentaria che ricorda a tratti il lavoro di Geof Darrow. I volti, invece, guadagnano in gravità. Il Bruce Wayne di Last Knight on Earth è invecchiato, ma Capullo si rifiuta di caricaturarlo come un patriarca. Disegna un uomo insieme consumato e vigile, un guerriero che sa che la sua ultima marcia sarà lunga. E la testa del Joker nel barattolo, disegnata vignetta dopo vignetta con una variazione di espressione infinita, diventa uno degli elementi grafici più memorabili del decennio. Per chi apprezza la bellezza grezza di una tavola, c'è qui un vero tesoro da studiare, e qualsiasi decorazione Batman seria dovrebbe trovare un posto per un poster o un artwork tratto da questa miniserie.
📚 Da dove cominciare per immergersi nel cluster Dark Knight
Per il lettore che scopre Last Knight on Earth e che vuole prolungare l'esperienza, l'ordine di lettura conta. Il fumetto basta a sé stesso — i suoi tre numeri formano un racconto completo, che si può leggere senza alcun bagaglio preliminare. Ma la sua carica emotiva si moltiplica per chi ha già frequentato le grandi tappe del cluster Dark Knight.
Un percorso possibile comincia con The Dark Knight Returns di Frank Miller, che nel 1986 pone le basi del Bruce Wayne che invecchia e si inasprisce. Prosegue con la trilogia del Cavaliere Oscuro di Nolan, che ne propone una lettura cinematografica sontuosa. Integra poi la run Snyder-Capullo nel suo insieme, da Court of Owls fino a Superheavy. Si ferma al Batman Who Laughs come intermezzo horror. E culmina con Last Knight on Earth, che chiude ciclicamente il cerchio aperto da Miller trent'anni prima.
Sono possibili altre deviazioni. Una deviazione da Azrael e Knightfall approfondisce la questione della successione. Una deviazione da Batman: White Knight di Sean Murphy allarga lo spettro degli Elseworlds adulti. Una deviazione da The Long Halloween o da The Black Mirror radica Bruce nella tradizione del noir gotico. E per chi vuole una porta d'ingresso più ampia nell'universo, la guida definitiva al merchandising Batman resta un punto di riferimento utile, così come la mappatura dell'universo completo dei personaggi di Batman e la filmografia completa del Cavaliere Oscuro.
Per i collezionisti, l'investimento materiale è altrettanto coerente. Un'action figure Batman da collezione che riprende i codici Snyder-Capullo, un poster d'arte Batman tratto da una tavola di Capullo, un'action figure del Joker a specchio del barattolo che infesta il fumetto — ognuno di questi oggetti permette di prolungare la lettura nella quotidianità. E per gli appassionati di cosplay, i costumi del Joker aprono un'altra porta d'ingresso verso la dinamica Batman-Joker che struttura tutto il racconto.
🦇 Perché Last Knight on Earth resterà nella storia del personaggio
Ci sono due modi di giudicare un fumetto di Batman. Il primo consiste nel chiedersi se rispetta i codici del personaggio. Il secondo, più ambizioso, consiste nel chiedersi se aggiunge qualcosa al mito. Last Knight on Earth appartiene alla seconda categoria. Il fumetto non si limita a raccontare una bella storia — propone una variazione definitiva sulla figura del cavaliere che veglia dopo che il mondo ha smesso di credere in lui. Si prende il rischio di essere triste, doloroso, quasi insopportabile, e rifiuta al suo lettore ogni conforto facile.
Per Bruce Wayne, è la conclusione più radicale che un autore abbia osato scrivere. Per Snyder e Capullo, è il coronamento di un decennio di collaborazione. E per il lettore, sono tre numeri che obbligano a riconsiderare tutto ciò che si credeva di sapere sul personaggio. Il Joker nel suo barattolo non è un gadget: è un memento mori. La Justice League morta non è fan service: è un avvertimento. La testa di Omega non è una rivelazione a effetto: è la firma finale di un'opera che accetta di essere un punto d'arrivo.
Il titolo, Last Knight on Earth, non è un artificio retorico: è una promessa. La promessa che quel Bruce è davvero l'ultimo, che non ci sarà alcun ricambio, che non ci sarà alcun seguito, e che è precisamente questa assenza di seguito a dare al suo gesto finale tutta la sua portata. Quando il sipario cala sull'ultima tavola del terzo numero, il lettore chiude il fumetto con la sensazione di aver assistito a qualcosa che somiglia a un addio — non l'addio di un personaggio al suo pubblico, ma l'addio di un pubblico all'idea che un personaggio possa essere eterno. È, paradossalmente, la più bella prova d'amore che gli si possa rendere.
Ed è senza dubbio per questa ragione che Last Knight on Earth trova il suo posto naturale accanto alle più grandi opere del personaggio. Non come la conclusione ufficiale — non ce ne sarà mai una — ma come la conclusione che si tiene in serbo, quella che si rilegge nei momenti in cui si vuole ricordare perché Batman, tra tutti gli eroi, è probabilmente quello che sopporta meglio la fine del mondo.